Nel nostro Paese non mancano i riferimenti normativi diretti e indiretti al benessere organizzativo. Si parla prima di tutto del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, ovvero del decreto legislativo n.81/2008; ma anche del decreto legislativo n.150/2019, con il quale il compito di condurre delle indagini sul benessere organizzativo è stato affidato agli Organismi Interni di Valutazione; al decreto legislativo n.33/2012, che ha introdotto l’obbligatorietà di pubblicare i risultato delle indagini effettuate nelle pubbliche amministrazioni; e infine alla direttiva 3/2017 del Presidente del Consiglio, contenente le normative riguardanti la conciliazione tra sfera personale e sfera lavorativa dei dipendenti a livello di tempo.
Ma cosa si intende nel concreto con le parole “benessere organizzativo”, chi ha sviluppato questo concetto, e come devono essere effettuate le analisi del benessere organizzativo in azienda?
Cos’è il benessere organizzativo aziendale
Spiegarlo non è immediato: si tratta infatti di un concetto di psicologia del lavoro che fa riferimento a un’ampia gamma di elementi differenti. Può però essere utile partire dalla definizione di benessere organizzativo data dal Ministero dell’Istruzione, il quale parla della “capacità di un’organizzazione di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che operano al suo interno”.
Va sottolineato che ad approfondire questo concetto in Italia sono stati prima di tutto gli studi di Francesco Avallone e Mauro Bonaretti, a partire dalla pubblicazione “Benessere organizzativo. Per migliorare la qualità del lavoro nelle amministrazioni pubbliche”. È stato in particolar modo il primo, a partire dagli anni 2000, a definire il benessere organizzativo come “l’insieme dei nuclei culturali, dei processi e delle pratiche organizzative che animano la dinamica della convivenza nei contesti di lavoro promuovendo, mantenendo e migliorando la qualità della vita e il grado di benessere fisico psicologico e sociale delle comunità lavorative”. Come si capisce, si tratta quindi di un concetto molto ampio: vediamo quindi più nel dettaglio quali sono gli elementi chiave del benessere organizzativo aziendale.
L’analisi del benessere organizzativo aziendale: i fattori chiave
Analizzare il benessere organizzativo all’interno di un’azienda significa valutare e misurare diversi elementi generali e specifici. Si parla della comunicazione interna all’organizzazione, dei livelli di sicurezza, di comfort e di igiene, dei livelli di stress raggiunti dai collaboratori, dalla coerenza degli obiettivi condivisi, dal riconoscimento degli sforzi e delle competenze dei lavoratori, della capacità di ascolto, delle modalità di gestione dei conflitti. Ci sono poi diversi indicatori da valutare singolarmente, i quali possono essere sintomi di benessere oppure di malessere. Nel primo caso si parla di indicatori come:
- condivisione dei valori aziendali
- voglia di recarsi sul posto di lavoro
- disposizione all’impegno
- soddisfazione dei dipendenti
- coinvolgimento nell’attività aziendale
- equilibrio tra vita lavorativa e vita privata
- relazioni interpersonali positive con gli altri dipendenti
Ci sono poi indicatori che, invece, devono essere interpretati come altrettanti segnali di malessere:
- alti livelli di assenteismo
- scarsa voglia di recarsi sul posto di lavoro
- lentezza nell’affrontare le attività lavorative
- sentimenti di inutilità e frustrazione
- nessun coinvolgimento nell’attività aziendale
- risentimento nei confronti dell’impresa
- disturbi psicosomatici di vario tipo
A partire da quanto detto finora risulta abbastanza chiaro che, per migliorare i livelli di benessere organizzativo in azienda, è possibile individuare driver come gli strumenti di welfare aziendale, l’aumento della flessibilità, il miglioramento del wellbeing aziendale e del benessere spaziale nei luoghi di lavoro, il miglioramento della comunicazione, e via dicendo.
Perché curare questo aspetto in azienda
Lavorare a un buon piano di welfare aziendale, includendo benefit molto apprezzati e vantaggiosi come i buoni pasto Repas, è una delle principali politiche per aumentare il benessere dei dipendenti e, più in generale, il livello di benessere organizzativo in azienda. Così facendo è possibile abbattere i livelli di assenteismo e di turnover, aumentare la talent retention, migliorare l’employer branding e l’employee engagement, nonché ovviamente incrementare la produttività. È infatti sempre il Ministero dell’Istruzione a spiegare che “studi e ricerche hanno dimostrato che le strutture più efficienti sono quelle con dipendenti soddisfatti e un clima interno sereno e partecipativo”. Viene inoltre sottolineato che “la motivazione, la collaborazione, il coinvolgimento, la corretta circolazione delle informazioni, la flessibilità e la fiducia delle persone sono elementi che migliorano la salute mentale e fisica dei lavoratori, la soddisfazione degli utenti e, in via finale, aumentano la produttività”. Benessere organizzativo aziendale e performance risultano quindi direttamente connessi: all’aumentare del primo incrementa anche il secondo, e viceversa.


