Cos’è il welfare contrattuale, e come funziona? Per capirlo è prima di tutto bene ricordare cos’è il welfare, ovvero un modello di organizzazione che punta ad assicurare assistenza e benessere al pubblico di riferimento.
Dietro a un piano di welfare possono esserci diversi soggetti, dall’ente pubblico all’azienda: in tutti i casi, l’obiettivo è quello di innalzare la serenità dei destinatari attraverso prestazioni e benefici specifici. A questo punto, è possibile passare allo step successivo, per capire cioè cos’è il welfare contrattuale e come questo si distingue dal welfare aziendale.
Cos’è il welfare contrattuale e come funziona
Vediamo il significato del termine welfare contrattuale, utilizzato alternativamente al termine welfare negoziale: con queste parole si indica l’insieme delle prestazioni di welfare che un’impresa è chiamata a erogare ai propri dipendenti in base a delle specifiche disposizioni contenute nel Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicato. Come vedremo tra poco, quindi, parlare di welfare contrattuale e di welfare aziendale è leggermente diverso: il primo trae infatti sempre origine da un contratto, che solitamente è per l’appunto il CCNL, ma che potrebbe essere in realtà anche di un’altra natura, in ogni modo sia individuale che collettivo.
Il fatto di parlare di welfare contrattuale non definisce quindi nello specifico le effettive prestazioni assicurate ai dipendenti: la classificazione sta infatti a monte, in relazione alla situazione in cui sono state decise le specifiche della strategia di welfare. All’interno del documento scaturito dalla contrattazione possono essere individuate le più differenti soluzioni di assistenza e supporto, da rimborso di spese a sconti, da servizi a prodotti.
Differenza tra welfare aziendale e contrattuale
Vediamo meglio qual è la differenza tra welfare aziendale e welfare contrattuale. Non è sbagliato affermare che il secondo fa parte del primo, ma anche che il primo (aziendale) non è necessariamente il secondo (contrattuale).
Il welfare contrattuale, anche detto negoziale, è dunque una tipologia specifica di welfare aziendale, connotata dalla presenza di un contratto che determina in modo specifico ogni azione successiva. Nello specifico, all’interno del contratto sarà possibile trovare indicazioni riguardanti condizioni, termini e modalità per l’erogazione dei benefit per i lavoratori. Nel welfare aziendale non contrattuale, invece, l’azienda decide in modo volontario, unilaterale e senza nessuna negoziazione (con i lavoratori e con le loro rappresentazioni) come strutturare la propria strategia di welfare nei confronti dei dipendenti.
Esempi di prestazioni di welfare contrattuale
All’interno di un piano di welfare contrattuale è possibile individuare le più diverse prestazioni. Si parla infatti di soluzioni come:
- Buoni acquisto
- Buoni pasto
- Buoni carburante
- Voucher
- Corsi di formazione
- Servizi di babysitting
- Assistenza sanitaria integrativa
- Previdenza complementare
- Rimborso spese scolastiche
- Agevolazioni per prestiti
Come si può intuire da questa breve lista, all’interno del welfare contrattuale possono confluire le più differenti prestazioni di welfare aziendale, per costruire un ambiente di lavoro più sereno e garantire una maggiore serenità ai dipendenti. Il che, lato aziendale, si traduce in una più alta produttività, in un migliore employee engagement, nonché in una riduzione del tasso di turnover e dell’assenteismo.
Oltre il welfare contrattuale
Va detto che ogni datore di lavoro può decidere di assicurare ai propri dipendenti delle specifiche prestazioni di welfare aziendale, al di là di quanto stabilito a livello di welfare contrattuale o in assenza di contratti di questo tipo. Si pensi per esempio ai buoni pasto Repas, un benefit vantaggioso per l’azienda e molto apprezzato dai dipendenti.
Offrire ai propri dipendenti di buoni pasto significa infatti avere tutti i benefici visti sopra per le prestazioni di welfare, nonché godere di significativi vantaggi fiscali: i voucher per la pausa pranzo sono infatti deducibili al 100%, per le aziende con Iva detraibile al 4%. Dal punto di vista dei dipendenti, invece, il buono pasto è un benefit che non costituisce reddito, e che quindi aumenta in modo significativo il loro potere di acquisto, più di quanto farebbe una corrispettiva indennità sostitutiva di mensa versata in busta paga.


