Fino a qualche anno fa si parlava di burnout sul lavoro solo per dei ruoli specifici, ovvero per quelle che vengono definite come “professioni di aiuto”: ecco che allora il burnout veniva associato quasi esclusivamente a figure come infermieri, operatori sociosanitari, avvocati etc, quindi, per le professioni che espongono ogni giorno il lavoratore al dolore altrui. Questa visione è però mutata nel tempo, con la sindrome da burnout lavorativo che viene ormai riconosciuta nei più diversi contesti lavorativi. Ma cos’è nel concreto il burnout (o burn-out) sul lavoro, per quale motivo è pericoloso per l’azienda, e come è possibile prevenirlo? In questo articolo approfondiremo questi aspetti.
Cos’è il burnout sul lavoro
Fino al 2019, il burnout (o stress da lavoro correlato) era considerato come una condizione medica difficilmente diagnosticabile. Una maggiore attenzione da parte della comunità scientifica nei confronti di questo problema ha però permesso di superare questa visione limitata, con l’OMS a definire ufficialmente il burnout come sindrome, e quindi come una condizione che può influenzare in modo grave lo stato di salute e di benessere delle persone. Sempre nel 2019, l’OMS ha stabilito delle chiare direttive per la diagnosi del burnout da lavoro.
Il burnout è una specifica forma di esaurimento derivante da un cronico stress da lavoro correlato, definito da Christina Maslach, tra le più autorevoli ricercatrici su questo tema, come “una sindrome psicologica che emerge come risposta prolungata a stressors (cioè fattori che causano stress, n.d.r.) interpersonali cronici sul luogo di lavoro”. Si parla quindi di una condizione che si ripercuote negativamente sulla salute dell’individuo, sulla sua produttività e su quella del suo team. Da qui la necessità, da parte dell’azienda, di fare tutto il possibile per tutelare i collaboratori e per ridurre il livello di stress sul luogo di lavoro.
Un dipendente in salute e felice è un collaboratore più produttivo, con un atteggiamento positivo che si riflette sia sui colleghi che su partner e collaboratori, nonché un lavoratore che usufruisce di un numero minore di permessi per malattia; va inoltre sottolineato che l’impresa che cura il benessere dei dipendenti presenta un employer brand migliore, capace così di attirare più facilmente i talenti necessari per fare la differenza e di limitare, allo stesso tempo, il turnover del personale.
I sintomi dello stress lavoro-correlato
Come è possibile riconoscere dei casi di burnout sul lavoro? A partire dalla definizione dell’OMS diviene più facile individuare dei sintomi caratteristici dello stress da lavoro correlato e quindi della sindrome da burnout. Sono tre gli aspetti principali a cui fare attenzione:
- Esaurimento: una persona che sta affrontando un burnout si sente emotivamente esausta, semplicemente incapace di fronteggiare le richieste di lavoro quotidiane. All’esaurimento emotivo si accompagnano stanchezza, morale molto basso, sensazione di non avere energie da spendere.
- Frustrazione: i lavoratori in burnout percepiscono la propria attività lavorativa come frustrante, e questo porta molto spesso a una riduzione dell’impegno in azienda, nonché a un deterioramento del rapporto con i colleghi o con i clienti.
- Riduzione delle performance: infine, la produttività della persona che affronta un burnout subisce una progressiva diminuzione, affiancata spesso da un aumento degli errori.
Tra le problematiche del burnout sul lavoro c’è il fatto che la situazione, se non affrontata in modo corretto, peggiora progressivamente: una persona esaurita, frustrata e poco produttiva finisce per perdere fiducia nelle proprie capacità, rendendo più difficile il ritorno alla normalità.
Come prevenire il burnout in azienda
Si è visto a cosa può portare la sindrome da burnout, e quali possono essere gli effetti anche sull’azienda. Diventa quindi molto importante riuscire a prevenire questa condizione, riducendo lo stress da lavoro correlato e aumentando il livello di benessere sul luogo di lavoro. Ecco i principali consigli:
- Flessibilità lavorativa: aumentare il livello di flessibilità del lavoro permette di raggiungere un nuovo equilibrio tra vita privata e lavoro, così da ridurre il livello di stress.
- Garantire pause regolari e riposanti: una giornata di lavoro, per essere produttiva e salubre, deve contare delle pause regolari che permettono al lavoratore di ricaricare le energie.
- Sviluppare il wellbeing aziendale: per garantire il benessere dei dipendenti è necessario muoversi su più fronti, a partire da una cultura aziendale che pone al centro la salute mentale e fisica dei dipendenti, fino all’utilizzo di strumenti di welfare, come per esempio i buoni pasto Repas. Una pausa pranzo più soddisfacente può infatti fare la differenza in una giornata lavorativa.
- Rivedere i carichi di lavoro: i carichi di lavoro devono essere equi e ben distribuiti, per non pesare eccessivamente sulla quotidianità dei dipendenti.
- Supportare la crescita professionale: i progressi dei dipendenti vanno notati, premiati e stimolati, offrendo inoltre corsi e opportunità professionali per venire incontro alle esigenze di crescita di ogni lavoratore.
Un’azienda che investe sulla prevenzione del burnout da lavoro può vedere migliorare le performance dei propri dipendenti, il clima aziendale, l’employee engagement e l’employee advocacy, tutti fattori che contribuiscono ad attirare i migliori talenti disponibili sul mercato del lavoro.


