L’universo del welfare aziendale è fatto di un lessico proprio, di regole precise e di leggi di riferimento in continua evoluzione. Si capisce, quindi, che di tanto in tanto sia possibile avere qualche dubbio sul significato di particolari concetti, o magari sulla differenza di elementi che potrebbero sembrare simili, come per esempio i fringe benefit e i flexibile benefit. Tra i dubbi più comuni c’è certamente quello relativo alla differenza tra buoni pasto e buoni acquisto, siccome questi ultimi vengono spesso indicati anche con il termine buoni spesa. In entrambi i casi si parla di fringe benefit, e in tutti e i due i casi si parla di una remunerazione aggiuntiva rispetto alla retribuzione ordinaria che l’impresa corrisponde ai propri lavoratori dipendenti. E ancora, con entrambi questi buoni i lavoratori possono acquistare dei prodotti, andando così ad aumentare concretamente il proprio potere di acquisto. Fin qui abbiamo visto i punti in comune: vediamo quindi le peculiarità di buoni acquisto e di buoni pasto, e le rispettive differenze!
Cosa sono i buoni acquisto
Il buono acquisto, detto anche come anticipato buono spesa – o persino buono regalo – è uno strumento che le aziende possono utilizzare come benefit per i propri lavoratori dipendenti, nonché eventualmente per i propri collaboratori non assunti. Si tratta di una peculiare forma di sostegno al reddito dei lavoratori, che può concretizzarsi in un buono di natura cartacea o elettronica.
Un buono acquisto può essere di valore variabile: si può parlare di buoni spesa di pochi euro come anche di buono acquisto del valore di diverse centinaia di euro. Ci si riferisce a buoni che permettono all’aziende di accedere a delle defiscalizzazioni, e quindi di fatto di abbattere i costi dell’impresa; dall’altra parte, i buoni spesa risultano esenti da contributi previdenziali e fiscali, così da rappresentare un puro e semplice vantaggio, senza “costi” correlati. Va da sé che i buoni acquisto possono essere dei più diversi tipi, in base alle effettive convenzioni: si spazia dai prodotti d’elettronica al carburante, dalla cosmetica ai prodotti per la casa, per arrivare alle proposte per il tempo libero.
Vediamo ora cosa sono i buoni pasto e come si differenziano dai buoni spesa.
Cosa sono i buoni pasto
I buoni pasto come quelli Repas sono tra i benefit più apprezzati, una misura vantaggiosa che ogni azienda può adottare per aumentare il potere di acquisto dei propri dipendenti e per avere importanti defiscalizzazioni. A differenza di quanto detto per i buoni spesa, i buoni pasto hanno un obiettivo ben preciso: si tratta infatti di uno strumento che permette alle imprese senza una mensa aziendale interna di garantire ai propri dipendenti un pasto di qualità, salubre e apprezzato, acquistabile al di fuori del luogo di lavoro. Il buono pasto, da parte sua, può essere speso in ristoranti, bar, tavole calde, pizzerie, gastronomie, supermercati, negozi, ma sempre e solo per l’acquisto di beni alimentari, da usare, cioè, per il proprio pasto, da consumare in azienda o in qualsiasi altro luogo. Anche i buoni pasto possono essere sia cartacei che elettronici.
La differenza tra buoni spesa e buoni pasto
Concentriamoci ora sulla differenza tra buoni acquisto e buoni pasto. Dal punto di vista fiscale, è bene dire che i buoni spesa rientrano nei limiti previsti per i fringe benefit – per il 2025 fino a 2.000 euro l’anno per i lavoratori con figli a carico e fino a 1.000 euro per gli altri dipendenti – laddove invece i buoni pasto hanno dei limiti diversi da rispettare, pari a 8 euro al giorno nel caso dei buoni elettronici e pari a 4 euro al giorno per i buoni cartacei.
Ovviamente la seconda grande differenza tra buono spesa e buoni pasto è di natura più concreta, ed è relativa ai beni acquistabili: con un buono pasto non sarà possibile acquistare carburante, vestiti o libri, cosa che invece potrebbe essere possibile con un buono acquisto oppure con un buono regalo.
Quel che è certo è che il buono pasto resta tra i benefit più apprezzati dai lavoratori, anche perché si tratta di un vantaggio economico che non erode il potenziale esentasse previsto annualmente per gli “altri” fringe benefit.
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