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Come è noto ormai, ad oggi i buoni pasto sono detassati fino all’importo complessivo giornaliero di 8 euro nel caso dei buoni pasto digitali, e fino a 4 euro nel caso dei buoni pasto cartacei. L’eventuale eccedenza deve essere eventualmente computata, se presente, ai fini della determinazione della base imponibile. Tuttavia, come vedremo tra poco, c’è una proposta che, se accettata, potrebbe cambiare lo stato attuale, con altri vantaggi sia per i lavoratori che per le aziende. Prima di approfondire l’argomento, però, vediamo come si configura al momento il mondo dei buoni pasto.

I buoni pasto oggi

Secondo una ricerca svolta da Altis Graduate School of Sustainable Management dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e da Anseb (Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto), il valore medio del buono pasto distribuito in Italia è di 6,75 euro, e viene utilizzato da 3,5 milioni di lavoratori (dati relativi a fine 2023).


Il mondo dei buoni pasto è enorme: li utilizza il 20% dei dipendenti pubblici, sono proposti da oltre 150 mila imprese italiane, e vengono accettati da più di 170 mila esercizi convenzionati, tra ristoranti, bar, supermercati, gastronomie e via dicendo. Peraltro, i dati della ricerca Altis-Anseb confermano la grande versatilità di questi ticket, utilizzati dall’89% del campione per fare la spesa al supermercato, per fare acquisti nei negozi di generi alimentari (22%), nei bar e nelle tavole calde (19%) e nei ristoranti (16%).


Secondo il 72% dei lavoratori, il buono pasto costituisce la scelta migliore per la propria pausa pranzo: si tratta, insomma, di uno strumento di welfare aziendale molto apprezzato, il quale nei prossimi mesi potrebbe migliorare ulteriormente. La senatrice Paola Mancini ha infatti presentato il disegno di legge “Semplificazioni in materia di lavoro e legislazione sociale”, nel quale si propone, tra le altre cose, una nuova detassazione dei buoni pasto elettronici, fino alla soglia dei 10 euro.

Verso una nuova detassazione per i buoni pasto

Si è detto che, attualmente, i buoni pasto elettronici sono detassati fino a un massimo di 8 euro. Stando però a una ricerca effettuata da BVA Doxa, una pausa pranzo costa in media circa 11 euro. La proposta di incrementare la soglia di detassazione dei buoni pasto, inserita all’articolo 7, comma 1, lettera b, del citato disegno di legge, ha l’obiettivo di ridurre questo divario.

Il più alto margine di detassazione sarebbe riconosciuto ai soli buoni pasto digitali, i quali sono tracciabili: attualmente l’utilizzo è diviso tra il 91% dei buoni pasto elettronici e il 9% delle “classiche” versioni cartacee.

Buoni pasto detassati fino a 10 euro: i vantaggi per aziende e lavoratori

Non stupisce che il disegno di legge sulla nuova detassazione dei buoni pasto sia guardato di buon occhio da imprese, sindacati e lavoratori. In questi anni di forte inflazione, infatti, il buono pasto è stato visto, offerto e utilizzato come strumento prezioso per mantenere e aumentare il potere di acquisto dei lavoratori: attualmente, sempre secondo la ricerca Altis-Anseb, i ticket coprono il 50-80% del costo dei pasti nel 48% dei casi; l’80% dei pasti nel 25% dei casi e l’intero costo del pasto nel 9% dei casi. Ecco che, allora, con un incremento della detassazione dei buoni pasto i dipendenti potrebbero incrementare ulteriormente il proprio potere di acquisto in parte compromesso dall’inflazione, senza impatti negativi sul piano fiscale.

Dal punto di vista delle aziende, invece, con una crescita della detassazione dei buoni pasto, le realtà interessate a sviluppare delle efficaci strategie di employer branding e di employee retention avrebbero uno strumento in più a propria disposizione per offrire un welfare aziendale di alta qualità.


Non va peraltro dimenticato il fatto che una detassazione maggiorata dei buoni pasto digitali potrebbe assicurare dei vantaggi anche agli esercenti, ovvero agli esercizi convenzionati: è stato dimostrato, infatti, che la rete commerciale che accetta i buoni pasto registra un aumento concreto dei clienti, i quali potendo contare su buoni pasto più generosi potrebbero spendere di più e più spesso.


Il buono pasto è il primo strumento di welfare preferito dai dipendenti: con Repas, società italiana solida e affidabile specializzata nella fornitura di buoni pasto e servizi welfare per la pubblica amministrazione e il mercato privato sul territorio nazionale, si ha la garanzia di avere dei ticket elettronici o cartacei funzionali, facili da utilizzare e accettati da un’ampia e variegata rete di esercenti.

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