Skip to main content

Nel 2025, il buono pasto continua a essere un tema di grande interesse per aziende e lavoratori, in quanto rappresenta un’importante leva di welfare aziendale e un’opportunità di risparmio fiscale. Anche quest’anno si confermano i vantaggi dei buoni pasto come benefit esentasse entro determinati limiti. In questo articolo analizzeremo il quadro normativo aggiornato, i massimali di esenzione e le implicazioni per imprese e dipendenti, offrendo una panoramica chiara e completa sulla fiscalità dei buoni pasto nel 2025.

Cosa dice la legge sui buoni pasto?

Nel 2025, la normativa sui buoni pasto continua a seguire le disposizioni stabilite negli ultimi anni, mantenendo il loro ruolo di benefit aziendale esente da tassazione entro specifici limiti. Sottolineiamo il fatto che non c’è nessun obbligo per il datore di lavoro di fornire i buoni pasto ai propri dipendenti o collaboratori: si tratta di un benefit aziendale facoltativo. A regolare l’utilizzo e il funzionamento di ticket per il pranzo è il Decreto Ministeriale del 7 giugno 2017, n.122: qui si legge che il buono pranzo è un documento di legittimazione che “fornisce al suo titolare il diritto di ottenere il servizio sostitutivo di mensa per un importo pari al valore facciale”. Il datore di lavoro può scegliere di concedere il ticket a tutti i lavoratori dell’azienda oppure solamente ad alcune categorie. In ogni caso, i buoni pasto possono essere concessi sia ai dipendenti con contratto indeterminato o determinato, part time o full time, e anche ad apprendisti e stagisti. Va peraltro detto che all’articolo 4 viene sottolineata la possibilità riconoscere i ticket per il pranzo anche ai lavoratori con rapporto di collaborazione, nonché ai lavoratori in smart working.

I buoni pasto non devono invece essere riconosciuti ai lavoratori in ferie, in aspettativa, in permesso, in sciopero o in malattia. 

Tipologie di buoni pasto: i limiti di esenzione fiscale

Il valore dei buoni pasto concessi dall’azienda può variare. Al di là di questo, esistono due tipologie principali di buono pasto:

  • Buoni pasto cartacei: sono esenti da tassazione se il loro valore non supera i 4 euro giornalieri;
  • Buoni pasto elettronici: sono esenti dalla tassazione fino a un valore facciale di 8 euro al giorno.

I datori di lavoro possono comunque offrire buoni pasto con valori che superano queste soglie, ma il valore eccedente dovrà essere inserito in busta paga e sarà soggetto a tassazione.

Dobbiamo sottolineare che, oltre ai vantaggi a livello fiscale, i buoni pasto elettronici offrono anche altri elementi positivi: vengono risparmiate le spese di spedizione da parte del fornitore, il dipendente può controllare il saldo in qualsiasi momento, e in caso di furto può richiedere il blocco. Va inoltre detto che con il formato elettronico è possibile ridurre l’utilizzo di carta, a tutto beneficio dell’ambiente.

Fringe benefit e buoni pasto: come rientrano nei benefit aziendali?

I buoni pasto rientrano tra i fringe benefit, ovvero quei compensi non monetari che le aziende possono offrire ai propri dipendenti per migliorare il loro benessere e aumentare la fidelizzazione. Tuttavia, a differenza di altri benefit aziendali, i buoni pasto hanno regole di esenzione specifiche che li rendono particolarmente vantaggiosi sia per le imprese sia per i lavoratori.

Le aziende possono combinare l’uso dei buoni pasto con altri strumenti di welfare aziendale, sfruttando eventuali agevolazioni fiscali e ottimizzando la gestione delle risorse destinate al benessere dei dipendenti. È importante, quindi, valutare attentamente il proprio piano di welfare per garantire il massimo beneficio economico e fiscale.

I buoni pasto in busta paga 

Se il valore dei buoni pasto aziendali rientra entro le soglie previste (4 euro per quelli cartacei, 8 per quelli elettronici), i buoni pasto non devono essere inseriti in busta paga in quanto non saranno soggetti a tassazione. Se il loro valore supera tali soglie, invece, l’eccedenza deve essere riportata in busta paga in quanto va a rappresentare reddito da lavoro dipendente e viene tassato come tale.

Alcuni datori di lavoro, inoltre, al posto dei buoni pasto decidono di erogare in busta paga una somma di denaro definita “indennità sostitutiva di mensa”. Questa somma, però, concorre a formare il reddito da lavoro dipendente e pertanto è soggetta a tassazione a meno che non sia corrisposta a lavoratori di cantieri edili o a personale che opera in luoghi di lavoro isolati.

Come funziona il rimborso dei buoni pasto

Nel momento in cui un lavoratore presenti dei buoni scaduti, sarà possibile richiedere al fornitore la sostituzione o il rimborso, anche se va detto che le regole specifiche dipendono dalla società che emette i ticket.

Deducibilità del buono pasto per Aziende e Partite IVA

L’uso dei buoni pasto nel contesto aziendale non solo rappresenta un vantaggio per i dipendenti, ma consente anche alle imprese e ai liberi professionisti di beneficiare di specifiche agevolazioni fiscali. La normativa fiscale italiana prevede infatti la possibilità di dedurre il costo dei buoni pasto, con percentuali differenti a seconda del tipo di soggetto giuridico che ne usufruisce.

Quali sono i vantaggi fiscali dei buoni pasto?

Le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, possono dedurre il costo dei buoni pasto aziendali concessi ai propri dipendenti. Nello specifico:

  • Deducibilità al 100%: per le imprese, i buoni pasto sono interamente deducibili dal reddito d’impresa, purché destinati a dipendenti e collaboratori.
  • IVA detraibile al 10%: l’IVA applicata ai buoni pasto può essere detratta al 10%, offrendo un ulteriore risparmio per le aziende.
  • Nessun impatto sul costo del lavoro: se i buoni pasto rispettano i limiti di esenzione fiscale (4,00 € per i cartacei e 8,00 € per gli elettronici), non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente, riducendo il costo fiscale per l’azienda.

Questi aspetti rendono i buoni pasto una soluzione conveniente per le imprese che vogliono offrire un benefit ai propri dipendenti senza incidere eccessivamente sui costi operativi. Di seguito ti riportiamo un nostro articolo in cui approfondisci quali sono i costi dei buoni pasto per le aziende.

Anche i liberi professionisti con Partita IVA possono usufruire della deducibilità dei buoni pasto, sebbene con alcune differenze rispetto alle aziende:

  • Deducibilità al 75%: i professionisti possono dedurre il 75% della spesa sostenuta per i buoni pasto, se utilizzati per esigenze lavorative.
  • IVA detraibile al 10%: come per le aziende, l’IVA sui buoni pasto è detraibile.
  • Semplificazione fiscale: i buoni pasto offrono un’alternativa pratica alla gestione dei rimborsi spese per pranzi di lavoro, evitando la necessità di conservare scontrini o giustificativi.

Rispetto ad altri benefit o strumenti di rimborso, i buoni pasto per liberi professionisti offrono un’opzione fiscalmente vantaggiosa e facile da gestire, senza la complessità burocratica di altre forme di compenso.

Come funzionano i buoni pasto per i dipendenti 

Le modalità di utilizzo 

Per utilizzare un buono pasto, sia esso cartaceo o elettronico, il lavoratore deve recarsi presso uno dei bar, dei ristoranti o degli esercizi commerciali convenzionati, per poi presentare il buono pasto in fase di pagamento. Nel caso in cui l’acquisto superi il valore del ticket, il dipendente non dovrà fare altro che aggiungere l’importo restante in denaro. Va in ogni caso detto che all’articolo 4 del DM 122 si introduce anche il concetto di “cumulabilità”: è possibile l’utilizzo massimo di 8 ticket al giorno. Clicca qui se vuoi approfondire come utilizzare il buono pasto al supermercato nel migliore dei modi.

Perché convengono i Buoni Pasto?

I buoni pasto rappresentano un’importante integrazione alla retribuzione, garantendo un potere d’acquisto superiore rispetto a un aumento salariale dello stesso valore. Ecco perché:

  • Esenzione fiscale: i buoni pasto (entro i limiti previsti) non sono tassati, a differenza di un incremento dello stipendio, che sarebbe soggetto a imposte e contributi previdenziali.
  • Utilizzabili in una rete ampia di esercizi: supermercati, ristoranti, bar e servizi di food delivery accettano buoni pasto, aumentando la loro versatilità.
  • Maggiore libertà di spesa: a differenza di una mensa aziendale, i buoni pasto permettono di scegliere dove e quando consumare il proprio pasto, adattandosi meglio alle esigenze personali.

In sintesi, i dipendenti ottengono un beneficio concreto e immediato, senza subire trattenute fiscali o previdenziali, migliorando così la propria qualità della vita.

Vuoi approfondire come risparmiare grazie ai buoni pasto? Contatta Repas per una consulenza personalizzata!

Scopri di più da Repas

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere