Come è noto, nessuna azienda è obbligata per legge a concedere dei buoni pasto ai propri dipendenti, come non ci sono doveri relativi al servizio di mensa aziendale. Gli obblighi esistono, infatti, unicamente in relazione alla concessione della pausa pranzo, in tutti quei casi in cui il turno di lavoro supera le 6 ore. Ecco che, allora, un’azienda può decidere autonomamente di offrire ai propri collaboratori i buoni pasto, così da fidelizzarli e garantire una produttività maggiore, oppure può essere obbligata indirettamente dal CCNL di riferimento, il quale in effetti può inserire questa clausola a beneficio di tutti i dipendenti assunti seguendo tale regolamento. Detto questo, ci sono spesso dei dubbi sui buoni pasto nei periodi considerati “eccezionali”: Le future mamme, ad esempio, potrebbero domandarsi se in maternità siano previsti o meno i buoni pasto: vediamo cosa dicono le norme.
Buoni pasto in maternità: quando sono previsti e quando no
Per approfondire la questione dei buoni pasto in maternità è bene specificare come funziona questo congedo secondo la normativa italiana. La legge che disciplina il congedo di maternità è il D. Lgs. 151/2001, conosciuta anche come “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”. Qui si dice che una lavoratrice dipendente, in caso di maternità, è tenuta ad astenersi per 5 mesi dal lavoro: tipicamente si parla dei 2 mesi prima del parto e dei 3 mesi successivi, ma va detto che in taluni casi è possibile spostare la totalità dei 5 mesi dopo la nascita. Questi 5 mesi costituiscono il periodo di maternità obbligatoria, al quale può aggiungersi quello di maternità facoltativa che, per l’appunto, è a discrezione della madre.
Ebbene, quando i buoni pasto sono previsti durante il periodo di maternità, e quando no? Tutto dipende dal regolamento su cui è basata nella singola azienda l’erogazione dei buoni pasto. A fare fede sono quindi di volta in volta il regolamento interno dell’impresa, quanto riportato nel contratto individuale o quanto deciso a livello di contrattazione collettiva. In un CCNL si potrebbe per esempio trovare il buono pasto inquadrato come trattamento economico e normativo garantito anche durante il congedo di maternità obbligatorio, cosa che invece potrebbe essere tutt’altro che scontata nel caso di decisione volontaria dell’azienda di concedere dei buoni pasto ai propri dipendenti.
Ecco che, allora, in alcune situazioni i buoni pasto verranno assegnati anche durante il congedo di maternità obbligatorio, mentre in altri contesti – quelli di erogazione volontaria dei buoni da parte dell’azienda – la loro assegnazione verrà messa in pausa dal primo all’ultimo giorno di maternità. Il discorso è diverso, invece, nel caso di congedo di maternità facoltativo: in questo caso il diritto al buono pasto decade.
I buoni pasto e l’allattamento
Visto cosa regola il rapporto tra buoni pasto e congedo di maternità, vale la pena approfondire anche un altro aspetto, il quale crea spesso parecchi dubbi. Va sottolineato, infatti, che le neomamme hanno diritto ai permessi di allattamento, ovvero a due ore al giorno (eventualmente cumulabili) su un orario giornaliero pari o superiore alle 6 ore; o a un’ora al giorno in caso di turno di durata inferiore. Ebbene, in che modo le ore di allattamento possono influire sull’assegnazione dei buoni pasto da parte dell’azienda?
La cosa è molto discussa: ci sono infatti molti casi in cui, nel momento in cui con le ore di allattamento il turno scende al di sotto delle 6 ore, le aziende si rifiutano di assegnare dei buoni pasto. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31137/2019, ha stabilito per esempio che non è possibile riconoscere i buoni pasto a lavoratrici del pubblico impiego che, per via dei permessi giornalieri per l’allattamento, non hanno raggiunto l’orario minimo giornaliero di 6 ore, non maturando quindi né il diritto alla pausa, né di conseguenza il diritto ai buoni pasto.
I buoni pasto in congedo parentale
Cosa accade, infine, nei casi di congedo parentale, ovvero quando i genitori usufruiscono di un periodo di assenza facoltativo per occuparsi della cura dei figli? In questo caso, non si ha diritto al buono pasto per il periodo di assenza dal lavoro.
L’azienda, va sottolineato in chiusura, ha sempre grandi vantaggi nell’erogare buoni pasto: benefici sia a livello di produttività che di soddisfazione dei lavoratori, oltre ad importanti vantaggi fiscali. Con il buono pasto elettronico Repas, per esempio, è possibile dedurre fino a 8 euro al giorno. Scopri subito tutti i servizi di Repas.


