Come scegliere il valore dei buoni pasto da corrispondere ai propri dipendenti? Questa è una domanda che la dirigenza di un’azienda, grande o piccola che sia, può ovviamente porsi nel momento in cui decide di accordare ai collaboratori questo benefit.
Come è noto, nessuna azienda è obbligata per legge né a fornire un servizio di mensa aziendale, né a offrire dei benefit sostitutivi. Concedere dei buoni per il pasto è però importante per aumentare la motivazione dei dipendenti, per ridurre il tasso di turnover, nonché per migliorare le performance aziendali e per guadagnare punti a livello di reputazione come datore di lavoro, il tutto con il vantaggio aggiuntivo di ottimizzare i costi del personale, grazie alla presenza di trattamenti fiscali e previdenziali favorevoli per i buoni pasto stessi.
Sul fatto che distribuire dei buoni pasto sia vantaggioso per l’azienda – oltre che per i dipendenti – non ci sono quindi dubbi; resta da capire però qual è il valore esatto da assegnare a questi ticket. Esiste un valore minimo per i buoni pasto? Ed è fissato un valore massimo? Quali sono i fattori da considerare per scegliere il valore facciale del buono da assegnare ai collaboratori?
Valore buoni pasto: minimo e massimo
Per capire quale potrebbe essere il valore ideale dei buoni pasto da consegnare ai dipendenti è bene vedere prima di tutto quali sono i limiti minimi e massimi fissati dalla legge.
Come è noto, a disciplinare i buoni pasto sono l’articolo 51, comma 2, lettera c) del T.U.I.R. (ovvero del Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e varie precisazioni contenute da decreti ministeriali e da circolari dell’Agenzia delle Entrate. Sinteticamente, in queste disposizioni si legge che il lavoratore dipendente riceve un servizio sostitutivo di mensa pari all’importo del valore facciale del buono, il quale è utilizzabile in toto, essendo comprensivo dell’Iva; inoltre, che il buono pasto non è cedibile, e che possono essere spesi in un’unica soluzione fino al limite di 8 buoni. Per quanto riguarda il numero di buoni pasto da assegnare al dipendente, non c’è un valore fisso: questo dipende infatti dal numero di giorni lavorativi effettivamente svolti, sapendo che potrebbero essere quindi meno di 15 (in caso, per esempio, di ferie) o più di 20.
Veniamo ora al valore massimo e minimo del buono pasto da riconoscere al lavoratore dipendente: la soglia più bassa è fissata a 2 euro, mentre la soglia più alta è fissata a 15 euro. Come scegliere il valore ideale in questo range decisamente ampio?
Il più diffuso valore dei buoni pasto
Di certo per scegliere il valore del buono pasto da assegnare ai collaboratori può essere utile prima di tutto guardare a quanto viene fatto dalle altre aziende che offrono lo stesso benefit: in linea generale si parla quasi sempre di buoni di un valore facciale compreso tra i 5 e i 10 euro. Ma perché quasi tutte le aziende si situano tra queste due cifre? In realtà è molto semplice: i valori di riferimento, al di là delle soglie massime e minime viste sopra, sono quelli dell’esenzione prevista per i buoni pasto.
Il limite della soglia di esenzione per i ticket è di 4 euro giornalieri per i buoni pasti cartacei e di 8 euro giornalieri per i buoni pasto elettronici. Ipotizziamo quindi che un’azienda eroghi dei buoni pasto elettronici da 10 euro: il lavoratore e l’impresa in questo caso pagheranno solamente le tasse relative a 2 euro per ogni singolo buono pasto, sapendo che il limite della soglia di esenzione fiscale corrisponde a 8 euro.
Come scegliere il valore dei buoni pasto?
Come scegliere quindi il valore dei buoni pasto? Sicuramente è bene tenere ben presenti i limiti di esenzione fiscale, sia nel caso di buono cartacei che nel caso di buoni elettronici. È poi utile pensare a quelli che sono gli effettivi costi per i pasti negli esercizi commerciali nell’area di riferimento, a livello di ristoranti, di bar che effettuano pause pranzo, di negozietti e supermercati. Si potrebbe poi pensare a quella che è la normale pausa pranzo dei propri collaboratori: si parla di una schiscetta mangiata con i colleghi nella sala relax dell’azienda o di una pausa pranzo al ristorante? Le esigenze del pasto, anche a livello economico possono ovviamente mutare in modo netto in base alle diverse abitudini.
Una cosa è certa, ovvero che il buono pasto è il primo strumento di welfare preferito dai dipendenti: i buoni pasto Repas, per esempio, possono essere utilizzati al ristorante, al bar e al supermercato. Scopri i nostri servizi.


